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Legge 4 del 14 gennaio 2013, in materia di «Professioni non organizzate»

QUESITO

A quali figure risulta applicabile la Legge 4 del 14 gennaio 2013, in materia di «Professioni non organizzate»?

RISPOSTA

La normativa si propone, in sostanza, di dare un inquadramento all'attività di quei professionisti, sempre più numerosi, che non sono inquadrati in ordini o collegi e che svolgono attività spesso molto rilevanti in campo economico, consistenti nella prestazioni di servizi o di opere a favore di terzi, esercitate abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo.

Ci si riferisce, in particolare, ai tributaristi, ai consulenti fiscali, agli amministratori di condominio, agli urbanisti, ai consulenti legali in materia stragiudiziale, e a chi si occupa di tenuta della contabilità, dichiarazione dei redditi, imposizione fiscale, ai consulenti aziendali, che non siano già iscritti a un albo o collegio professionale.

L’art. 1 comma 2 della Legge n. 4/2013 definisce "professione non organizzata in ordini o collegi" l'attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell'articolo 2229 c.c., e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative.

Chiunque svolga una delle professioni di cui al comma 2 contraddistingue la propria attività, in ogni documento e rapporto scritto con il cliente, con l'espresso riferimento, quanto alla disciplina applicabile, agli estremi della presente legge.

Il professionista deve quindi indicare nel contratto con il cliente la qualifica di professionista rientrante tra quelli esercitanti una professione non organizzata prevista dalla legge n. 4/2013.

L'inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori, di cui al titolo III della parte II del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, ed è sanzionato ai sensi del medesimo codice.

Ciò significa che nel caso in cui non si indichi nel contratto l’appartenenza ad una professione non regolamentata si incorre nelle sanzioni previste dal Codice del consumo in materia di pubblicità ingannevole.

* * * *
Rimanendo a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento, Vi saluto cordialmente.


Dott. Federico Del Fiume

Roma, 07 maggio 2014